Ci sono sentieri che non si limitano a mostrare paesaggi: custodiscono storie e riportano alla luce il valore della libertà, ricordandoci quanto sia fragile e preziosa. Il Sentiero del Partigiano, tra la Valle di Susa e la Valle di Viù, è uno di questi.
Il significato del 25 aprile, oggi
In un presente attraversato da guerre, violenze e nuove forme di esclusione, il 25 aprile torna più che mai a farsi domanda viva. Ricordare la Liberazione dal nazifascismo non è un gesto rituale, ma un esercizio di attenzione: significa riconoscere da dove arrivano i diritti che abitiamo ogni giorno. Dentro i primi dodici articoli della Costituzione c’è una direzione chiara, fatta di libertà, democrazia e pace, che ha senso solo se continuiamo a tenerla viva nelle nostre azioni.
Per me, onorare quella direzione passa anche da qui: dal camminare. Scelgo di percorrere questo sentiero perché so che sotto ogni passo c’è una storia che merita attenzione. Le montagne delle vallate alpine non sono solo spazi aperti: sono state rifugio, attraversamento, resistenza. Qui la libertà non era un’idea lontana, ma qualcosa da difendere ogni giorno, con coraggio e fatica. Camminare oggi su questi percorsi è un modo semplice e concreto per non perdere il filo, per ricordare che ciò che abbiamo ha radici profonde. E che sta anche a noi continuare a prendercene cura.
Il Sentiero del Partigiano e la storia della 17° Brigata Garibaldi
Il Sentiero del Partigiano ci racconta tutto questo. Partendo dal Colle del Lys, questo itinerario escursionistico che unisce i colli Portia, Lunella e Grisoni e attraversa i luoghi che furono rifugio dei partigiani della 17° Brigata Garibaldi, che prese il nome da Felice Cima.
Felice Cima, nato a Saluzzo nel 1921, era poco più che ventenne quando, dopo l’8 settembre 1943, raggiunse la Val di Susa e si unì ai primi gruppi resistenti sopra Condove. Da lì prese forma una presenza partigiana, la cosiddetta banda Cima, che presidiò l’area della Val di Rubiana e Val della Torre: aree montane, appartate, ma affacciate sulla Valle di Susa, fondamentale per i collegamenti, e quindi costantemente sotto il controllo nazifascista.
Le azioni della banda erano rapide e mirate: sabotaggi alle linee ferroviarie, alle centrali, ai collegamenti strategici nel fondovalle. Dopo un periodo durissimo tra la fine del ’43 e l’inverno, segnato dalla scomparsa di Felice Cima, le formazioni si riorganizzarono e, proprio qui, nacque la brigata intitolata a Cima.
L’estate del 1944 segnò momenti intensi e drammatici. Tra rastrellamenti e attacchi, il 2 luglio le basi della brigata furono colpite: sei partigiani morirono combattendo, altri ventisei vennero catturati e uccisi poco distante, lungo la strada verso il Colle San Giovanni.
Un paesaggio che continua a parlare
Oggi il paesaggio è quieto, ma non vuoto. Un’escursione piò diventare non solo un momento di svago e piacere, ma anche un atto consapevole di turismo responsabile. Camminare su questi sentieri significa infatti attraversare una memoria concreta, che non riguarda solo i luoghi ma anche le persone, le scelte, la paura e il coraggio che li hanno attraversati.
Il Sentiero del Partigiano è un invito discreto a restare presenti, a non scivolare via distrattamente. Perché ciò che è accaduto qui non appartiene solo al passato: continua a parlare, a interrogarci, a chiedere uno spazio dentro il nostro modo di stare al mondo.








Leave A Reply