Ci sono montagne dalle quote modeste, perfette per le escursioni in primavera o tardo autunno, quasi sconosciute ai più. Il monte Ciabergia è una di queste cime, di cui per molti anni, sebbene viva in Val di Susa da sempre, non ne conoscevo l’esistenza. La curiosità e la voglia di trovare percorsi sempre “nuovi” (perché nuovi in realtà non lo sono mai, i sentieri esistono da tantissimo tempo) mi ha spinta a salire su questa modesta vetta, sia nella quota sia nell’aspetto.
Se lo si osserva da lontano, con le spalle rivolte a Torino, il monte Ciabergia appare come una montagna dalla forma arrotondata e ricoperta dal bosco. Seguendo la sua linea sinuosa verso nord, l’occhio prosegue fino al Colle della Croce Nera e al monte Pirchiriano, su cui sorge la maestosa Sacra di San Michele. La cresta sud-est, invece, divide la Val Sangone dalla conca dei Laghi di Avigliana, collegandosi ai rilievi della Collina Morenica di Rivoli-Avigliana.
Lo si può raggiungere in diversi modi e si presta a escursioni che possono essere sia molto brevi e semplici, per esempio partendo dal Colle Braida, oppure decisamente più lunghe e impegnative. Per la mia escursione ho scelto la seconda opzione, non tanto per macinare chilometri e dislivello quanto piuttosto per la curiosità di percorrere sentieri su versanti diversi e farmi sorprendere dai vari ambienti naturali.
L’escursione ad anello parte da frazione Bertassi, divisa amministrativamente fra i Comuni di Avigliana e di Sant’Ambrogio di Torino. Da qui parte la mulattiera nota come Sentiero dei Principi, che sale a frazione Mortera e poi alla Sacra di San Michele. Il nome del ha origine da un evento storico: il 25 ottobre 1836 le salme di 27 nobili di casa Savoia vennero trasportate da un corteo funebre dal Duomo di Torino alla Sacra di San Michele per ricevere dignitosa sepoltura, percorrendo proprio questo sentiero. Oggi è uno degli itinerari più frequentati per raggiungere la Sacra, non solo per la sua facilità ma anche per le vedute panoramiche che regala.
Per raggiungere il monte Ciabergia, però, ho abbandonato il Sentiero dei Principi poco prima della sua fine e ho imboccato un sentiero che si inoltra nel bosco e sale ripido verso Prese Rossi. Non ci sono indicazioni, se non una flebile traccia e qualche segno blu pittato sui tronchi e sulle pietre, a conferma di quanto poco sia percorso e frequentato. A Prese Rossi si trovano alcuni tavoli e panchine in legno, adatti per una sosta o la “pausa pranzo”. Mi fermo solo alcuni istanti, mi manca ancora l’ultimo pezzo di salita. Anche qui non ci sono indicazioni per il monte Ciabergia, così “indovino” il sentiero da percorrere e in poco tempo arrivo in cima, dove si trova una piccola edicola votiva con una statuina della Madonna.
Se da una vetta ci si aspettano panorami mozzafiato, non è questo il caso. La vista è coperta dal bosco, che lascia filtrare qualche sprazzo di sole. Non importa, può essere un’ottima occasione per riposare in silenzio, ascoltando i suoni della natura senza “distrazioni”.
Per la discesa, ripercorro a ritroso l’ultimo tratto di sentiero e ritorno a Prese Rossi. Da qui prendo lo sterrato verso cima Castiglione e poi inizio a scendere su sentiero in direzione di Valgioie. In queso tratto si incontrano numerosi massi costituiti di roccia serpentinosa, dall’aspetto davvero suggestivo. Continuando a scendere si arriva al bivio con il sentiero diretto per il monte Ciabergia, che parte dalla frazione Modoprato di Valgioie. Qui si ha una splendida vista sui laghi di Avigliana, il Moncuni e il monte Pietraborga. Devio in direzione della Mortera e rientro nel bosco, questa volta molto più umido, con torrenti e vegetazione tipica di questi ambienti. L’intenso profumo arriva prima della vista: è l’aglio orsino (o aglio selvatico), che con le sue foglie ha creato un morbido tappeto dal verde vivace e brillante.
Ritorno a frazione Mortera e da qui, ripercorro il tratto del Sentiero dei Principi fino ai Bertassi, chiudendo così questa lunga e appagante escursione.






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