Come guida escursionistica, la domanda che mi viene fatta più spesso è: “Ma le escursioni che proponi le provi da sola?“. Alla mia risposta affermativa segue inevitabilmente la seconda domanda più gettonata: “Ma non hai paura ad andare da sola?“. Me lo chiedono indistintamente uomini e donne, giovani e meno giovani. Ma soprattutto me lo chiedono perché sono una donna. A un collega maschio queste domande non vengono mai, e sottolineo mai, poste. Con pazienza rispondo che sì, quasi sempre provo le escursioni in solitaria e che no, non ho paura di camminare da sola.
Fin da piccola, ho sempre amato stare all’aria aperta. Che fosse il giardino di casa, una scampagnata in montagna o un giro in bicicletta, ogni occasione era buona per uscire. Con il tempo ho iniziato a percorrere sentieri facili e brevi, sempre in compagnia. La voglia di esplorare e conoscere sempre meglio questi ambienti, però, era tanta. Così, a poco a poco, ho incrementato la difficoltà dei percorsi, acquisendo le competenze e le capacità necessarie per uscire in solitaria.
Camminare da sola in montagna è stata, senza esagerare, una vera svolta nella mia vita. Le escursioni in solitaria mi hanno permesso di acquisire competenze tecniche fondamentali: dall’imparare a leggere una carta topografica a valutare se un percorso fosse adatto a me e al mio livello di preparazione fisica. Ma soprattutto, mi hanno dato una maggiore consapevolezza del mio corpo, dei suoi limiti e delle sue potenzialità.
Ancora più importante, camminare da sola mi ha regalato sicurezza e fiducia in me stessa, aiutandomi a superare quella paura che troppo spesso noi donne ci portiamo dentro. E se mi succede qualcosa? E se non ce la faccio? E se mi perdo? Quanti “e se” hanno affollato la mia mente. Dubbi, paure e insicurezze fanno parte di ognuno di noi, non ci abbandonano mai. Nella giusta misura, però, sono alleati preziosi: ci mantengono vigili, pronti ad affrontare le incertezze e gli imprevisti dell’ambiente circostante.
Camminare da sola è diventato per me un atto irrinunciabile, anche – e soprattutto – da guida escursionistica. Lo chiamo “il tempo del sogno”: ore in cui i pensieri sono liberi di andare e venire, in cui mi immergo nei paesaggi che attraverso, in cui lascio gli occhi incantarsi per i piccoli dettagli. Sono momenti preziosi, durante i quali rifletto su ciò che potrò raccontare durante un’escursione guidata, su quali scorci far notare, sulle storie che i sentieri custodiscono. Uscire per un’escursione solitaria è per me anche un’occasione di fare percorsi che non proporrei per un’escursione guidata, più lunghi e impegnativi, che ho immaginato seguendo col dito la linea rossa del sentiero su carta. Occasioni per rimettermi in gioco e alla prova, piccole sfide con me stessa per continuare a crescere come persona e come guida. Passi solitari che mi danno energia, la stessa energia che cerco di trasmettere in ogni esperienza condivisa.
Camminare in solitaria non è solo un gesto di libertà, ma un’opportunità di crescita personale. Non importa la difficoltà del percorso, ciò che conta è la qualità dell’esperienza. Imparare a stare da soli con noi stessi e con i nostri pensieri è forse l’impresa più difficile, ma anche la più arricchente. Chiunque dovrebbe provarci almeno una volta. Potrebbe scoprire che la solitudine, in realtà, non fa paura, ma apre porte su mondi interiori che aspettano solo di essere esplorati.
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