Un giardino semplice

Vivendo in tempi d’immagine, dove la fotografia (e l’aspetto esteriore), il colore e la forma, hanno preso il sopravvento e il predominio, sono state trascurate e andate perse altre caratteristiche più difficilmente comunicabili. Come i profumi, per l’appunto.

Per ironia della vita, nel cuore dell’inverno, quando le giornate sono più corte, fuori regna il freddo, e la natura circostante è in letargo, mi sono trovata spesso a leggere di giardini, nei contesti più svariati. Tra tutti, il libro che si è ritagliato un posto speciale tra i preferiti di sempre è stato Un giardino semplice, di Paolo Pejrone.

All’apparenza un libro semplice, in cui l’autore ci racconta, in tono amichevole e con una scrittura scorrevole e piacevole, di orti e giardini, di come cambiano col susseguirsi delle stagione, delle cure e dei tempi necessari. È facile farsi ingannare da questa semplicità: leggiamo di fiori, piante, orti e giardini, e nel frattempo leggiamo della vita, non solo di quella della natura, ma anche della nostra. In un’epoca governata da ritmi impossibili e frenetici, in cui bisogna produrre, correre e accelerare sempre più, dove l’eccesso è la regola, queste pagine ci riportano e ci ridonano il giusto ritmo, ci riportano a ricordi ed esperienze che fanno per lo più parte del nostro passato.

È una profonda riflessione su quello che è davvero la vita, e di quanto bisogna prendersene cura con costanza, amore, e perché no, anche con un pizzico di follia, esattamente come con i giardini. Un giardino felice (così come una vita felice) segue i ritmi e la lentezza della natura, e il bravo giardiniere è colui che sa assecondare e agevolare questo bisogno vitale.

Leggere questo libro significa passeggiare tra i colori, i profumi e i sapori che orti e giardini rigogliosi ci regalano, riscoprire la gioia della lentezza, della pazienza e dell’attenzione, ritornare all’essenza delle cose e abbandonare tutto quel surplus di cui, a ben guardare, non c’è davvero alcun bisogno. Significa ritrovare l’antica saggezza e sapienza, messe da parte dalle mode e da un mondo sempre più globalizzato e uniformato.

Non bisogna aver paura di seminare: è una delle pratiche più gradevoli, ricca di speranze e poesia, forse una delle più “generose” del giardinaggio.

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